Problemi della cronologia storica (3.1.3-3.2) - Capitolo 1 - CHRON1 "Le basi della storia" - Contenuto libri - Nuova Cronologia Fomenko

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L'impero romano evidentemente non è mai esistito...
Anatolij Fomenko, Gleb Nosovskiy

Nuova Cronologia storica mondiale
metodi statistici ed astronomici di datazione
per la corretta ricostruzione del passato

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Problemi della cronologia storica (3.1.3-3.2)

3.1.3. Nikolai Alexandrovich Morozov.


S.I.Vavilov scriveva così di N.A.Morozov: "Nikolai Morozov unì in se la dedizione senza riserve al servizio d’interesse pubblico e rivoluzionario con l’assolutamente incredibile trasporto per il lavoro scientifico. Questo entusiasmo scientifico, un amore totalmente disinteressato e appassionato per la ricerca scientifica devono rimanere come un esempio e modello per ogni scienziato, giovane o vecchio ". Sergej Ivanovič Vavilov: Saggi e memorie. M.: Nauka, 1981, p.284.


Nei nostri tempi, il primo ricercatore, che sollevò largamente e radicalmente la questione dell’argomentazione scientifica della cronologia adottata oggi fu Nikolai Morozov, fig.1.15, 1.16, 1.17. In fig.1.18 si mostra il monumento a N. Morozov, e in fig.1.19 la Casa-Museo di Morozov in Borok, regione di Yaroslavl.


Fig.1.15 Fig.1.15


Nikolai Morozov (1854-1946)  era un’eccezionale studioso-enciclopedista russo. Il suo destino no fu semplice.
Padre di Morozov, Peter Alekseevich Schepochkin, era un benestante proprietario terriero e apparteneva ad una antica famiglia nobile di Shchepochkin, fig.1.20. Bisnonno di N.A.Morozov aveva un legame di parentela con lo zar Pietro il Grande. La madre di Morozov era un semplice contadina, serva della gleba, Anna Morozova, fig.1.21. P.A.Schepochkin la sposò, donandole preliminarmente la libertà, ma senza la registrazione del matrimonio in chiesa, per questo i bambini portavano il cognome della madre.


Fig.1.16 Fig.1.16


A vent’anni, Morozov divenne un “narodovolets” (NdT: membro di un movimento politico anti-zarista, letteralmente “colui che esprime la volontà del popolo”). Nel 1881 fu condannato a vita nella prigione di Schlusselburg, dove studiò indipendentemente chimica, fisica, astronomia, matematica, storia. Ma nel 1905 fu rilasciato dopo 25 anni di carcere. Dopo la sua liberazione si impegnò energeticamente nell’ attività scientifica e pedagogica. Di particolare interesse sono le sue "Memorie", fig.1.22. Su Morozov hanno scritto in molti, esiste per esempio, una sua biografia narrativa di M.A.Popovsky [675].


Fig.1.17 Fig.1.17


Dopo la Rivoluzione d’ottobre Morozov divenne il direttore dell'Istituto di Scienze Naturali Lesgaft. Qui eseguì la maggior parte delle sue famose ricerche sulla cronologia antica, con ausilio dei  metodi delle scienze naturali e supporto di un gruppo di appassionati e ricercatori dell'Istituto.


Fig.1.18Fig.1.18.

 

Da quando Morozov lasciò il posto del direttore, l'Istituto fu completamente riformato. Probabilmente non senza un intento di dimenticare le importanti ricerche sulla storia, eseguiti da Morozov e la sua squadra.
Nel 1932 egli diventò il membro onorario dell'Accademia Russa delle Scienze, cavaliere delle medaglie di Lenin e della Bandiera Rossa del Lavoro. Sul contributo di Morozov alla chimica e alcune altre scienze naturali si può leggere, per esempio, nelle pubblicazioni [146] [147] [582] [583] [584]. Nel registro ufficiale dell'Accademia delle Scienze dell'URSS, pubblicato nel 1945 [811], sono stati elencati tutti gli accademici onorari dell'Accademia al 1945. Di questi, come si scopre, ce n’erano solo tre. Di cui N.F.Gamaleia, N.A.Morozov e I.V.Stalin [811], p.37-38.

 Fig.1.19

Fig.1.19

 

A proposito di Nicolai Alexandrovich Morozov era scritto, tra l'altro, quanto segue: "Eletto nel 1932. Noto per il suo lavoro nel campo dell'astronomia, meteorologia, fisica e chimica. Scienziato onorato della RSFSR (NdT: Repubblica socialista federativa sovietica russa). Membro Onorario della Società dei Naturalisti di Mosca. Membro permanente della francese Societe Astronomique de France. Membro permanente della British Astronomical Society (BAA) " [811], p.37.


Fig.1.20 Fig.1.20


Nel 1907 Nikolai Morozov pubblicò un libro intitolato "Rivelazione nella tempesta e bufera" [542], dove analizzò la datazione del libro dell’Apocalisse dal Nuovo Testamento, e giunse alle conclusioni in contrasto con la cronologia di Scaligero. Nel 1914 pubblicò il libro "Profeti" [543], nel quale, sulla base della metodologia di datazione astronomica, fu radicalmente rivista la datazione scaligera delle profezie bibliche. Nel 1924-1932 Nikolai Morozov pubblicò un’opera fondamentale in sette volumi "Cristo" [544], fig.1.23 e 1.24. A proposito, il titolo originale di questo lavoro fu "La storia della cultura umana alla luce della scienza naturalistica”. Qui Morozov presentò una dettagliata critica della cronologia scaligera. Il fatto importante, da lui scoperto, fu l’infondatezza della concezione che sta alla base della cronologia adottata oggi.


Fig.1.21Fig.1.21

 

 Analizzando un'enorme quantità di materiale, N.A. Morozov avanzò e parzialmente argomentò l'ipotesi fondamentale secondo la quale la cronologia scaligera dell'antichità fu artificialmente allungata rispetto alla realtà. Questa ipotesi si basa sulle “ripetizioni” da lui rilevate, ovvero i testi che descrivono, probabilmente, gli stessi eventi, ma datati poi da anni differenti e considerati oggi come eventi completamente diversi. La pubblicazione del lavoro di Morozov suscitò un vivace dibattito nella stampa, gli echi del quale sono presenti in letteratura contemporanea. Vi erano espressi alcune delle obiezioni giustificate, ma, in generale, la parte critica dell’opera "Cristo" non era stata smentita.


Fig.1.22Fig.1.22


A quanto pare, Nikolai Morozov non sapeva delle opere simili di I.Newton e E. Johnson, quasi dimenticate ai suoi tempi. E’ più sorprendente il fatto che molte delle conclusioni di Morozov sono in accordo con le dichiarazioni di Newton e Johnson. Egli però sollevò la questione in maniera PIU’ AMPIA E APPROFONDITA, estendendo l’analisi critica fino al VI secolo AD e scoprendo la necessità di radicale ri-datazione.


Fig.1.23 Fig.1.23

 

Pur non riuscendo a individuare un sistema nel caos derivante dalle ri-datazioni, le sue ricerche sono già ad un livello qualitativamente superiore rispetto all’analisi di I. Newton. Morozov fu il primo scienziato a comprendere chiaramente che in ri-datazione hanno bisogno non solo gli avvenimenti della storia "antica", ma anche di quella medievale. Nonostante ciò egli non andò oltre il VI secolo AD, pensando che l’adottata versione della cronologia dei secoli VI-XIII era più o meno corretta. Più avanti vedremo che il suo parere si rivelò profondamente sbagliato.


Fig.1.24Fig.1.24


Pertanto, come abbiamo visto, non siamo stati i primi a sollevare gli argomenti trattati nel nostro lavoro. Il fatto che secolo dopo secolo i dubbi praticamente identici si manifestavano ogni volta in maniera sempre più acuta, conferma l’esistenza del problema. Il fatto che le proposte indipendenti di modificare la cronologia dell'antichità, fatte da I.Newton, E. Johnson e N.Morozov, in linea di principio simili l'una ad altra, dimostra che la soluzione del problema da noi studiato andava cercato proprio in questa direzione.


Merita l’attenzione la storia di pubblicazione dell’opera di Morozov "Cristo". Le sue idee incontrarono una violenta opposizione ancora nella fase di pubblicazione. Nel 1921 Morozov era costretto di cercare sostegno d V.I.Lenin, come capo di stato personalmente, il quale incaricò A.V.Lunacharskij di esaminare la questione. Ecco la risposta di Lunacharskij del 13 aprile 1921:

“Lunacharskij a  Lenin.
Al compagno Lenin.
Ho ricevuto la vostra richiesta firmata dal compagno Gorbunov per quanto riguarda il libro di Morozov "Cristo". Sarò lieto di incaricare il consiglio editoriale per scoprire di che tipo di libro si tratta. Personalmente, non ne sono a conoscenza. Però la dimostrazione completamente inconcepibile, sulla base dei calcoli assurdi, al quale giorno possano essere assegnate le eclissi del sole e della luna che accompagnavano la crocifissione di Cristo, accadute secondo il Vangelo il Venerdì, e che Cristo non visse nel primo secolo ma nel quinto, nega l’esistenza dei miti di tali individui come Cesare, il quale si scopre di essere Giuliano l'Apostata, come Augusto e così via, e perciò sospetta la falsificazione delle opere di Cicerone, Orazio, ecc, in realtà attribuibili al medioevo, ecc. ecc.

Io amo e rispetto molto Morozov, ma questo libro è talmente curioso che la sua pubblicazione porterà certamente un danno al suo nome e all’editore statale.
Se la scienza seria trattò con grande perplessità i calcoli di Morozov sull'Apocalisse, il libro "Cristo" è un’assurdità finale basata sullo stesso unilateralismo scientifico.


Se questa mia opinione non Le sembra abbastanza competente, sarò lieto di dare il libro agli specialisti.
Commissario Lunacharskij. “ [488], p.271-272.

 
Tuttavia, poco dopo l'incontro con N. Morozov, durante il quale quest’ultimo ha fatto una dettagliata relazione scientifica, Lunacharskii cambiò radicalmente la sua opinione sul libro e indirizzò a Lenin una lettera completamente diversa:

“Lunacharskij a Lenin.
12 agosto 1921

 

Alla Gosizdat (Ndt: casa editrice statale) con l’Amministrazione del Sovnarkom (NdT: Consiglio dei Commissari del Popolo) in copia.
Anche se non sono riuscito a leggere il manoscritto della grande opera del compagno Morozov "Cristo e il suo tempo", dopo la relazione fatta dall’autore sul suo contenuto con la dimostrazione di alcune delle tabelle, ho trovato estremamente desiderabile e persino necessario accelerare in tutti modi la pubblicazione di questo libro.
Dal momento che il lavoro è di grandi dimensioni (tre volumi, cinquanta fogli in totale), e non siamo ancora fuori dalla crisi acuta della carta, vorrei suggerire al dipartimento del Gosizdat  di Pietroburgo, al fine di evitare i ritardi nella pubblicazione di questo libro, di ridurre il numero di copie fino a 4000.
Commissario del Popolo per l'Istruzione Lunacharskij. >> [488], p.308.

E’ interessante il commento degli editori del libro [488]:
"La contraddizione tra le lettere di Lunacharskij a Lenin del 13 aprile e 12 agosto in Gosizdat può essere spiegata con il fatto che Lunacharskij ha rivisto la sua opinione iniziale. Nell’edizione completa delle opere di Lenin, v.53, p.403, nota 145, è ERRONEAMENTE affermato, che Lunacharskij commentò negativamente l’opera di Morozov come non scientifica "[488], P.310.


Il primo volume di "Cristo" era uscito, però, solo tre anni dopo, nel 1924. Qui di nuovo Morozov doveva rivolgersi al governo per chiedere il sostegno. Questa volta ci era voluto l'intervento di Dzerzhinskij. Ecco un frammento della lettera di Dzerzhinskij a Morozov del 14 agosto 1924:

“Caro Nikolai Alexandrovich !
... Sono pronto a prestare ogni assistenza per la pubblicazione di vostra opera, fatemi soltanto sapere cosa esattamente dovrei fare, quali difficoltà eliminare e con chi parlare di questa questione.
Sarò molto lieto se potrò esserVi utile in qualche modo.
14/VIII. I miei migliori auguri. F.Dzerzhinskij.”

Tuttavia, nel 1932, dopo la pubblicazione del settimo volume di "Cristo", gli oppositori alla fine sono riusciti a fermare la pubblicazione di ulteriori materiali di Morozov su questo argomento.

 


3.1.4. I recenti lavori degli studiosi germanici con la critica della cronologia scaligera.


Già dopo la pubblicazione del nostro lavoro sulla cronologia nel 1980, sono cominciati ad apparire a partire dal 1996 alcune interessanti ricerche degli studiosi germanici, con un’analisi critica della cronologia scaligera. Indichiamo in primo luogo il libro di Uwe Topper [1462] e [1463]. Notiamo anche il libro di Heribert Illig "Carlo Magno sia mai esistito?" [1208], in cui si sostiene che molti dei documenti, attribuiti ora al periodo di Carlo Magno, sono le falsificazioni più recenti. Su questa base viene avanzata un’ipotesti che dalla storia del Medioevo vanno eliminati  circa trecento anni, tra cui l'epoca di Carlo Magno.

 

Bisogna dire che la riduzione della cronologia scaligera proposta da Heribert Illig ha un CARATTERE del tutto LOCALE. Vale a dire che per il momento Heribert Illig ei suoi colleghi credono, che le contraddizioni da loro scoperte possono essere eliminate con delle precisazioni relativamente minori di solo alcune delle  sezioni della storia. Per esempio, a loro parere sarebbe sufficiente "cancellare" trecento anni dalla storia dell'Europa medievale, per rimettere le cose in ordine. Tuttavia, come risulta dal nostro lavoro, queste piccole e localizzate cancellazioni non sono assolutamente sufficienti. Noi sosteniamo che l’intero edificio di  cronologia scaligera precedente al XIII-XIV sec. d.C. necessita di una revisione radicale.

 
Nel libro di Gunnar Heinsohn e Heribert Illig intitolato "Quando vissero i faraoni?" [1186], si pone la questione circa la correttezza della cronologia scaligera del "antico" Egitto. Bisogna dire che gli scienziati germanici non citano i lavori di N.A.Morozov e "Cristo” (1924-1932)  in particolare [544], dove l’autore non solo mise in discussione l'intera cronologia dell’ "antico" Egitto, ma indicò anche le numerose "incollature" delle diverse dinastie egiziane e giustificò la necessità di considerevole abbreviazione dell’ "antica" storia egiziana. Purtroppo, le opere di Morozov all’epoca non erano ancora tradotte in inglese e in tedesco, fatta eccezione per la pubblicazione della traduzione TEDESCA del suo libro "Rivelazione nella tempesta e bufera".

 

Anche se abbiamo più volte attirato la loro attenzione alla ricerca di Morozov, Heribert Illig ei suoi colleghi rifiutano ostinatamente di fare riferimento a lui anche oggi. E solo di recente con la costituzione in Germania di un alternativo Salotto Storico diretto dal professor E.Y.Gabovich, il nome di Morozov ha finalmente cominciato a suonare nelle discussioni germaniche scientifiche.

Notiamo ulteriormente il libro di Gunnar Heinsohn "I re assiri come i re di Persia" [1185], in cui si scoprono alcuni parallelismi tra la storia assira “antica” e la storia persiana “antica”. Tuttavia, Gunnar Heinsohn non pone la questione di trasferimento di questi eventi nel Medioevo. Lascia entrambe le monarchie, sia quella assira, che persiana, nei tempi di “antichità remota”. Che è un errore.

Rappresenta l’interessante anche il libro di Christian Bloss e Hans-Ulrich Niemitz, con il significativo titolo "C14-Crash" [1038], in cui gli autori riportano numerose testimonianze, che mettono in discussione la possibilità stessa di utilizzo del metodo di radiocarbonio (nel suo stato attuale), così come del metodo dendrocronologico, per la datazione di campioni storici.

 

 

3.2. Il problema di affidabilità della storia e cronologia romana. Ipercriticismo del XIX secolo.

Descriviamo la situazione con la cronologia romana, a causa del suo ruolo di primo piano nella cronologia globale dell'antichità. Ampia critica della "tradizione" ebbe inizio ancora nel XVIII secolo presso fondata nel 1701 a Parigi Accademia delle Iscrizioni e Belle Arti, dove poi negli anni ‘20 si aprì una discussione circa l'affidabilità della tradizione romana in generale (Pouilly, Frere e altri). Il materiale raccolto fornì la base per l’approfondimento della critica nel XIX secolo.


Uno dei maggiori rappresentanti di questa importante direzione della ricerca scientifica, nota come IPERCRITICISMO, era il conosciuto storico germanico Theodor Mommsen, che scriveva, per esempio, quanto segue:

"Mentre il re Tarquinio il II era già maggiorenne al momento della morte di suo padre e fu incoronato trentanove anni dopo questo fatto, tuttavia, si siede sul trono come un ADOLESCENTE.
Pitagora, che arrivò in Italia quasi una generazione prima della cacciata dei re (presumibilmente circa  nel 509 a.C. – A.F.), fu comunque considerato dal storici romani come un amico del saggio Numa” [538], p.876. Gli storici ritengono che Numa morì circa nel 673 a.C.. Di conseguenza, il divario qui raggiunge almeno 100 anni.


T. Mommsen continua: "Gli ambasciatori statali inviati a Siracusa nel 262 dalla fondazione di Roma, ci conducono i colloqui con Dionigi il Vecchio, il quale salì al trono OTTANTA SEI ANNI DOPO (348)” [538], p.876. Questo sfasamento è di circa 80 anni.

La cronologia scaligera di Roma poggia su basi molto fragili. Ad esempio, tra le varie datazioni di un evento così importanti come la fondazione di Roma, vi è una differenza di almeno 500 anni [538], p.876 o [579], p. 23-24.

 
Il fatto è che, secondo Hellanikos e Damascus, i quali vissero presumibilmente nel IV secolo a.C., sostenuti successivamente da Aristotele, Roma fu fondata da Enea e Ulisse, e prende il nome da una donna troiana Roma [579], p.23-24 . La stessa opinione avevano alcuni autori medievali. Ad esempio, nel libro di Jean de Courcy "Chronique de la Bouquechardiere" (Cronaca Mondiale), vediamo una miniatura curiosamente intitolata: "I Troiani fondano le città: Venezia, Cycambre, Cartagine e Roma” [1485], p.164, 165. Vedi fig.1.25. Vale la pena notare che tutta la situazione, in essa rappresentata, è tipicamente medievale. Tra l'altro, i due re di Troia, giunti per l’ispezione dei lavori di costruzione, portano in testa i caldi cappelli invernali di pelliccia con paraorecchi, fig.1.26, 1.27.


Fig.1.25

Fig.1.25


Risulta così che la FONDAZIONE DI ROMA SUCCEDE SUBITO DOPO LA GUERRA DI TROIA, cui partecipanti sono stati sia Enea che Ulisse. Ma nella cronologia scaligera adottata oggi la guerra di Troia è, presumibilmente, del XIII secolo a.C., e dista di circa 500 anni dalla fondazione di Roma, avvenuta, presumibilmente, nel VIII secolo a.C.. Ma allora viene fuori che:
o Roma fu fondata 500 anni prima,
o la guerra di Troia ebbe luogo 500 anni dopo,
o i cronisti raccontano una menzogna deliberata sul fatto che Enea e Ulisse fondarono Roma.


Fig.1.26Fig.1.26


A proposito, come si deve fare con Romolo allora? O Romolo è semplicemente un altro nome di Ulisse stesso? Insomma, degli interrogativi ce ne sono tanti. E più avanti andremo, più ne incontreremo.


Tra l’altro, secondo un'altra versione, il nome della città è stato dato da Rom, il figlio di Ulisse e Circe. E ciò non significherebbe che Rom (o Rem, fratello di Romolo)  è il figlio di Ulisse? In termini di cronologia di Scaligero è ovviamente impossibile.
Ecco cosa ne dice lo storico tedesco B. Niese: “Roma, come molte città italiche, si pensava di essere stata fondata dai spediti qui eroi greci e troiani dopo la distruzione di Troia, di cui esistono svariate leggende. Secondo la più antica di queste, apparsa ancora agli inizi del IV secolo a.C. nei scritti di Hellanikos e Damascus, e poi di Aristotele, la città fu fondata da Enea e Ulisse, e prende il nome di una troiana Roma ... Secondo un'altra leggenda il nome alla città fu dato dal figlio di Ulisse e Circe, Rom” [579], p.23. Ribadiamo che questa versione è in contrasto di circa 500 anni con la versione adottata ad oggi.


Fig.1.27 Fig.1.27

 

Tale significativa variazione di una data importante della "fondazione della Città (Roma)" ha un forte impatto sulla datazione di un gran numero di documenti, che iniziano il conto degli anni a partire "dalla fondazione di Roma (Città)”. Ne è un esempio la famosa "Storia" di Tito Livio. Tra l'altro, l'identificazione della Città esattamente con Roma italiana è solo una delle ipotesi di cronologia scaligera. Non è escluso che sotto la Città si intendeva la famosa ROMA SUL BOSFORO, ovvero  Costantinopoli, la Città-Regina.

In generale, come riportato dagli storici, "l'esistente tradizionale storia romana giunse a noi negli scritti di autori al quanto poco numerosi; la più autorevole di queste opere è, senza dubbio, il lavoro storico di Tito Livio” [719], p.3. Si crede che Tito Livio fu nato circa nel 59 a.C. e descrisse la storia di Roma per circa 700 anni. Dei 144 libri si sono conservati 35. La prima pubblicazione delle sue opere fatta nel 1469, fu eseguita SECONDO IL MANOSCRITTO DISPERSO DI ORIGINE SCONOSCIUTA. Solo dopo questo evento a Hessen fu scoperto un manoscritto contenente altri 5 libri [544].

T. Mommsen scriveva: "Per quanto riguarda ... la cronaca mondiale… le cose andavano anche peggio ... Lo sviluppo della scienza archeologica offriva la speranza che la storia tradizionale possa essere verificata dai documenti e altre fonti attendibili; ma questa speranza non era giustificata. Quanto più numerose sono state le ricerche, e quanto più approfondite diventavano, tanto più chiaramente si rivelavano le difficoltà nello scrivere una storia critica di Roma” [539], p.512.


Inoltre, continua Mommsen: "LA BUGIA DEI DATI NUMERICI veniva scritta da lui (Valerio Ancito– A.F.) sistematicamente fino al periodo moderno della storia ... Egli (Alexander Polyhistor – A.F.) ha dato un esempio di come mettere i mancanti cinquecento anni dalla caduta di Troia all’apparizione di Roma in una relazione cronologica (ricordiamo qui i dati riportati sopra che secondo un’altra versione cronologica, diversa da quella adottata oggi, la caduta di Troia ebbe luogo immediatamente prima della fondazione di Roma, e non 500 anni prima [579], p.23-24. – A.F.) ... e colmare questa lacuna con una di quelle liste dei re scarse di contenuto, quali, purtroppo, erano in voga tra i cronisti egiziani e greci; a giudicare dai dati a disposizione, fu proprio lui a dar vita ai re Aventino e Tiberino, e la famiglia dei Silvii, la quale successivamente fu fornita da parte delle generazioni seguenti con i nomi, le date specifiche dei regni e, per la maggiore dimostrazione, anche i ritratti"[539], p.513-514.  Il prospetto di questa critica si veda anche nei scritti di B. Niese [579], p.4-6.

 
Theodor Mommsen non era l'unico scienziato a suggerire l’avvio della revisione delle date dell’ "antichità". Una descrizione dettagliata del punto di vista ultrascettico (come poi fu chiamato dagli storici), che mise sotto il segno interrogativo la correttezza della cronologia dei "re di Roma” e l'affidabilità generale delle nostre conoscenze sui primi cinque secoli (!) della storia romana, si veda nel [92], [498]. Sulle difficoltà di conciliare i documenti romani con la cronologia di Scaligero si veda [1481].

Lo storico N.Radzig scrisse: "Il fatto sta che gli annali romani non sono giunti a noi, e per questo tutte le nostre ipotesi dobbiamo fare sulla base degli storici-cronisti romani. Ma anche qui … ci troviamo di fronte alle grandi difficoltà, di cui la principale è che anche i cronisti li abbiamo in una forma al quanto pessima" [719], p. 23.  I grandi annali romani sono rimasti distrutti [512], p.6-7.

Si ritiene che nelle cronache romane veniva condotta una registrazione annuale di tutti i funzionari della Roma antica. Queste tabelle potrebbero, in linea di principio, essere utilizzati come un affidabile "scheletro" della cronologia.


Tuttavia, lo storico G.Martynov annuncia: "Ma come possiamo conciliare questo con i CONTINUI DISACCORDI, che si incontrano in Livio ad ogni passo, nei nomi dei consoli, e per lo più, la loro frequente omissione, ed in generale, una COMPLETA ARBITRARIETA’ NELLA SELEZIONE DEI NOMI? ... Come si fa a conciliare con ciò UNA CONFUSIONE INAMMISSIBILE con i nomi dei tribuni militari? ... I FATTI PULLULANO DI SCORRETTEZZE, NELLE QUALI A VOLTE E’ IMPOSSIBILE VEDERCI CHIARO. Già Livio era consapevole della PRECARIETA’  dei principali fondamenti della sua cronologia" [512], p.6-7, 14.


Come riassume G. Martynov, bisogna "riconoscere che né Diodoro né Livio NON HANNO LA CRONOLOGIA CORRETTA ... Non possiamo fidarci dei cronologi che non sanno chi e in quale anno ha svolto le mansioni del console, non possiamo fidarci dei libri di tela, sulla base di quali Marco Licinio e Tuberon danno le indicazioni COMPLETAMENTE CONTRADDITTORIE. Molto probabilmente, i documenti originali di riferimento, sottoposti ad una analisi più attenta, sono dei falsi, fabbricati molto più tardi" [512], p. 20,27-28.

E' quindi strano che il cronologo moderno E.Bickerman ci assicura in questo modo: "Dal momento che ci sono liste complete dei consoli romani per 1050  anni ... si può facilmente determinare la data Giuliana per ciascuno di loro,  a condizione che le date antiche sono autentiche" [72], p.76. Allo stesso tempo è tacitamente  previsto, che ci è conosciuta con certezza la data di fondazione di Roma rispetto al calendario giuliano. Viste però  le fluttuazioni di 500 anni da tale data, menzionate in precedenza, ne seguono le variazioni analoghe nella lista consolare. Di conseguenza, tutta l"antica" storia romana, infilata su questa lista, barcolla.


Neanche la monografia di E.Bickerman [72], purtroppo, ARGOMENTA le date fondamentali della cronologia "antica". Invece di presentare le basi della datazione, il libro [72] fornisce una serie di alcuni esempi, che esplicitamente o implicitamente confermano lo schema GIA’ NOTO della cronologia scaligera adottata ad oggi.


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Source: http://chronologia.org/xpon1/01.html
Category: Capitolo 1 | Added by: Admin (04.09.2009) | Author: Anatolij Fomenko, Gleb Nosovskiy
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Total comments: 1
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1 Rubella   (21.02.2010 13:46)
А почему именно на итальянском пишите?))
Откуда это взялось?)

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